Messaggio
  • EU e-Privacy Direttiva

    Questo sito usa i cookies per gestire autenticazioni, navigazione, e altre funzioni. Accettando consentirai che questo tipo di cookies possano essere salvati sul tuo dispositivo.

    View e-Privacy Directive Documents

Archivio Fondo Perez

Descrizione:
depositato in due diversi momenti (marzo 1996 e 2013)  da Irene Rosso, figlia di Francesco Rosso "Perez", comandante partigiano e presidente dell’Anpi provinciale dalla sua fondazione al 40° congresso.

Raccoglie materiale documentario in originale ed in fotocopia relativo all’esperienza della scuola-convitto, della coltivazione delle aree dell’ex polveriera e di Piazza d’armi, nonché carte sull’attività associativa della federazione.
Date: 1944-1996
Primo riordino a cura di Enza Prestigiacomo, numero delle buste: 1, numero dei fascicoli: 5.
Secondo riordino a cura di Silvia Sillano, numero delle buste: 3, numero dei fascicoli: 24.

Il materiale presente nel fondo è consultabile su prenotazione presso la sede dell'Istituto.


NOTA BIOGRAFICA: FRANCESCO ROSSO “PEREZ”

Al momento non esiste una vera e propria biografia ufficiale, per quanto sintetica, su “Perez”, al secolo Francesco Rosso, medaglia d’argento al valor militare. Anche sul sito dell’ANPI non è presente la breve scheda informativa dedicata ai singoli combattenti partigiani, mentre c’è quella della moglie Maria Pia Galderisi, staffetta. I dati qui riportati sono stati dunque tratti dalla documentazione dello stesso fondo e dalla consultazione di testi relativi alla Resistenza, al partito comunista di Asti, da articoli pubblicati in occasione dei funerali.

Francesco Rosso nasce ad Asti il 26 luglio 1917 da Pietro, di professione fabbro e Maria Borgo. Risulta residente nella stessa città, in corso Alessandria 41, quando viene chiamato per il servizio di leva presso il distretto di Casale Monferrato. Ha vent’anni, ha terminato gli studi elementari (titolo di studio 6a elementare) e lavora come operaio alla Way Assauto. Richiamato sotto le armi il 4 aprile del ’39, entra nel 25° Reggimento di Fanteria Gruppo Ippotrainato, in qualità di soldato scelto; a luglio prende il grado di caporale e, con questa qualifica, il 12 settembre dello stesso anno è presso il 25° Reggimento di Fanteria “Asietta”; a dicembre diventa caporale maggiore. Nell’aprile 1941 combatte in Jugoslavia, rientra in Italia, viene mandato in Sicilia e inviato al deposito del 25° Reggimento di Artiglieria-Divisione di Fanteria per addestramento. Nell’agosto del ’43 segue poi il corso per allievi ufficiali, conseguendo il grado di sergente. Infine raggiunge la Puglia. Dopo aver dunque combattuto sul fronte alpino occidentale, sul fronte balcanico e su quello mediterraneo (Sicilia e Puglia), Francesco Rosso, pochi giorni dopo la firma dell’armistizio, viene dimesso dall’ospedale militare di Bari-Palese in cui era ricoverato. Nella scheda autobiografica così ricorda quei giorni drammatici di sbandamento: 

“Dimesso dall’ospedale militare di Bari-Palese in data 11 settembre 1943 (territorio sotto la giurisdizione del Maresciallo Badoglio e del Re d’Italia Vittorio Emanuele III stabilitosi a Brindisi), per raggiungere il mio reparto precedentemente arretrato dalla posizione difensiva di Manduria alla zona di Foggia-Manfredonia occupata dalle truppe naziste, venni volontariamente coinvolto nello scontro avvenuto a Barletta (Bari) tra le forze fedeli al Governo di Brindisi e le forze nazifasciste occupanti la penisola italiana, schierate in linea difensiva dell’Adriatico al litorale Tirrenico per fronteggiare l’avanzata dell’esercito alleato verso il Nord Italia. Dopo tale sporadico scontro, che si risolveva con l’occupazione di Barletta da parte delle forze naziste, che effettuarono le loro abituali rappresaglie, sfuggendo alla formazione di convogli la deportazione nei campi di concentramento allestiti in territorio tedesco per raccogliere i militari arresisi in tutti i territori occupati dall’esercito nazionale, dopo la lunga marcia dal Tavoliere delle Puglie (durata 29 giorni) raggiunsi il Piemonte e presi contatto con esponenti dell’antifascismo locale prestando attività clandestina individuale e di gruppo.” 

Inizia dunque la sua lotta tra i partigiani, fino ad assumere il comando della 16a Brigata Garibaldi. Ricorda ancora lo stesso Rosso: “Con un gruppo di giovani reclutati nel rione San Pietro di Asti, entrai nella 16a Brigata Garibaldi - Langhe ‘General Perotti’, dislocata sulle alte Langhe, assumendo il nome di battaglia PEREZ” Secondo i documenti ufficiali Perez combatte come partigiano dal 17 luglio 1944 fino all’8 giugno 1945, diventando prima caposquadra, poi comandante, del distaccamento “Alvarez”, infine comandante di brigata dal 18 febbraio 1945 fino alla fine della lotta di liberazione. Si distingue per valore e coraggio tanto da meritare il riconoscimento della medaglia d’argento al valore militare, come recita la motivazione per l’assegnazione del riconoscimento: ROSSO FRANCESCO Valoroso combattente della lotta di liberazione si segnalava anche per capacità di animatore e di comandante raggiungendo posto di responsabilità nell’organizzazione partigiana. Particolarmente si distingueva in quel di Feisoglio il 12 aprile 1945 quando, essendo stata la sua brigata attaccata da importanti forza, appoggiate da artiglieria resisteva bramente per diverse ore e, passato al contrattacco, risolveva vantaggiosamente la situazione. 

Nell’inverno tra il 1944 e il 1945 incontra Maria Pia Galderisi, arrivata sulle Langhe per rintracciare il fratello Duilio “Cobra”, comandante di un distaccamento della 16a brigata Garibaldi. Maria Pia diventa staffetta partigiana e, dopo la liberazione, sposa Francesco a Genova, sua città natale. Irene, loro unica figlia, nasce nel 1947. L’impegno per la difesa e la diffusione dei valori che avevano animato la Resistenza restano lo scopo della vita di Perez, anche dopo la sconfitta del fascismo. Diventa infatti presidente dell’ANPI di Asti ininterrottamente per quarant’anni, a partire dalla fondazione, nel 1945. È inoltre tra i promotori del Comitato Provinciale Difesa dei Valori della Resistenza e del Comitato Unitario Provinciale Antifascista. A livello regionale fa parte del Comitato d’Intesa tra le formazioni partigiane del Piemonte e della Valle d’Aosta, mentre nel 1976 è uno di componenti del Consiglio Nazionale dell’ANPI. Pur non avendo mai ricoperto cariche pubbliche né sindacali, si occupa attivamente di politica e già nel 1944 figura tra gli iscritti del PCI, zona Langhe Federazione di Cuneo. In seguito milita nella sezione I maggio del Partito Comunista di Asti, è uno dei membri del Comitato Federale e talora fa parte di commissioni di lavoro del partito stesso. Nei dibattiti interni mantiene una posizione ortodossa e negli anni ’60, a fronte delle proposte di unificazione della sinistra nella transizione dal centrismo ai governi di centro-sinistra, esprime forti riserve: “Nessuna politica diversa da quella che conduce il Partito da almeno 25 anni è possibile in Italia[…]La proposta del Partito unico non è il toccasana per dare slancio alle masse”.

Peraltro è altrettanto diffidente nei confronti delle posizioni delle correnti che aspirerebbero a una maggiore democrazia interna, nel timore di divisioni, come quella da poco consumata all’interno del PSI. Coerente fino in fondo con gli alti ideali per cui aveva lottato, punto di riferimento come combattente, come operaio della Way Assauto, come esponente di partito e presidente dell’ANPI, Francesco Rosso muore a 70 anni, il 21 settembre 1987, all’ospedale di Avigliana. I funerali vengono celebrati ad Asti, dove viene allestita una camera ardente nella sala della federazione del PCI astigiano. La tomba si trova nel cimitero cittadino.
   
cover  Inventario
cover  varie